Attorno alla metà degli anni Venti si sente parlare per la prima volta di nuance ‘old’. Grazie alla nomenclatura fornita in particolar modo da Maerz and Paul, il vocabolario cromatico si arricchisce di nuove tonalità: old gold, old burgundy, old lavender, old moss green, old mauve, old heliotrope e old rose.
Guardiamole assieme.

Questi colori sono fortemente desaturati, ovvero hanno una componente di grigio al loro interno molto alta. Non brillano, creano un mood sottotono e la loro luminosità è medio-bassa.
Così a prima vista niente sembra accomunare questi colori se non appunto valori bassi di saturazione e luminosità. Ad uno sguardo più approfondito però non sfugge il richiamo allo stile vittoriano del primo Ottocento. Che sia questo il file rouge che lega tra loro queste tonalità tanto da renderle ‘old’ agli occhi degli studiosi di inizio Novecento?
Il periodo vittoriano canonico coincide con le date di incoronazione e morte della regina Vittoria, 1837 e 1901. Durante questo lunghissimo lasso di tempo, lo stile vittoriano ha subito cambiamenti enormi, rispecchiando l’andamento socio-economico del tempo e incorporando le varie scoperte scientifiche e culturali avvenute nell’Ottocento. Per quanto riguarda il colore, fu l’introduzione dell’uso su scala industriale dell’anilina a cambiare le carte in tavola. Dal 1856 in poi, la tavolozza vittoriana comincia ad essere brillante e vivida, relegando al passato le tonalità scure, drammatiche e ingrigite… in una parola ‘old’.